• Paolo Carone

CRISI D’IMPRESA, RIFORMA E CODICE CIVILE – OBBLIGHI E SCADENZE PER L’IMPRENDITORE


Nel costituire un’unica normativa che superasse la Legge Fallimentare (R.D. 267/1942), il progetto Rordorf ha dato alla luce il nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII).

Siamo ormai agli sgoccioli dei 9 mesi a disposizione degli amministratori, con il termine ultimo del 16 dicembre 2019, entro i quali dovranno mettere mano allo statuto della società...e non solo.

Cercheremo di fare del nostro meglio per chiarirvi le idee sul CCII e conseguente novellato Codice Civile, nella speranza di essere utili se chi ci sta leggendo in questo momento è un imprenditore con qualche incertezza sul perché e cosa fare per essere in regola.

Innanzitutto, vediamo quali sono le due finalità del nuovo Codice della crisi d’impresa.

La prima trae origine da una raccomandazione della Commissione Europea (2014/135/UE) che espressamente prevede di «consentire alle imprese sane in difficoltà finanziaria di ristrutturarsi in una fase precoce, per evitare l’insolvenza e proseguire l’attività».

La seconda, imporre all’imprenditore, sia esso individuale o collettivo, l’adozione di misure idonee e di un assetto organizzativo adeguato ai sensi dell’art. 2086 per rilevare tempestivamente la crisi ed assumere senza indugio le opportune iniziative.

Le disposizioni di immediata attuazione sono quelle previste nei seguenti articoli del CCII:

  • artt. 375 e 377 per gli assetti organizzativi;

  • art. 378 per le responsabilità degli amministratori;

  • art. 379 per la nomina dell’organo di controllo.

Gli artt. 375 e 377 del CCI, rispettivamente, il primo aggiunge all’art. 2086 c.c., l’intero secondo comma disponendo in capo all’amministratore tutti i tipi di società, sia essa di persone, sia essa di capitali, il dovere di dotarsi di assetti organizzativi adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa, con l’obbligo di monitorare costantemente gli stessi mediante una intensificazione dei flussi informativi dai vari settori aziendali, indipendentemente da eventuali rischi di crisi. Il secondo, con una modifica all’art. 2475 c.c. rafforza il concetto che la gestione dell’impresa, nel rispetto del predetto secondo comma dell’art. 2086 c.c., spetta esclusivamente agli amministratori.

Il tutto fa da preludio all’art 378, che dopo il quinto comma dell’art. 2476 c.c. ha previsto che gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti la conservazione dell’integrità del patrimonio sociale e quindi la novella ha esteso il disposto dell’art. 2394 c.c. anche in materia di S.r.l.

In ultimo, e ricollegandoci alla scadenza di uniformare l’atto costitutivo e lo statuto di cui vi abbiamo parlato all’inizio di questo articolo, l’art. 379 CCII ha apportato modifiche alla disciplina relativa al sindaco o revisore legale previste all’art. 2477 c.c., al fine di munire la società di una struttura idonea a riconoscere la crisi già dalle prime avvisaglie. In particolare, l’amministratore dovrà procedere alla nomina dell’organo di controllo o del revisore se negli ultimi tre esercizi consecutivi si fosse verificata anche una sola delle seguenti condizioni:

A) la società è tenuta alla redazione del bilancio consolidato;

B) La società controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;

C) La società ha superato per due esercizi consecutivi - e pertanto oggi parliamo di quelli inerenti gli anni 2017 e 2018 - almeno uno dei seguenti limiti:

i) Il totale dell’attivo dello stato patrimoniale di 4 milioni di euro;

ii) I ricavi delle vendite e delle prestazioni di 4 milioni di euro;

ed in ultimo da notare con molta attenzione:

iii) I dipendenti occupati in media durante l'esercizio sono stati 20 unità, ossia detta in altro modo se si sono superati in media i 20 dipendenti scatta l’obbligo di nomina dell’organo di controllo o del revisore.

Le parti interessate a segnalare eventuali inadempimenti sono molteplici, tra cui anche il conservatore del registro delle imprese: in caso di crisi, l’omessa nomina dell’organo di controllo potrebbe configurare la responsabilità degli altri organi sociali per mancata istituzione della necessaria funzione di controllo e conseguente inadeguatezza dell’assetto societario.

Uniformarsi alla normativa è sicuramente una scelta assai consigliata per tutelare gli interessi personali e societari: potete contattarci e ci prenderemo cura di consigliarvi e affiancarvi in tutti i passaggi necessari.

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