• Paolo Carone

Perché differire il Codice della Crisi a causa del Covid-19 non è una grande idea.


La decretazione d'urgenza scatenata dal diffondersi del Covid-19 ha interessato anche l'applicazione del nuovo Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, prevedendo il differimento degli obblighi di segnalazione a carico degli organi di controllo e dei creditori pubblici qualificati.

Giungono, però, molteplici istanze, affinché il Codice della Crisi veda differita in toto la propria applicazione.

Si susseguono in questi giorni articoli che evidenziano come questa grave emergenza sanitaria stia minando lo stato di salute di molte imprese nel territorio italiano, si arriva a stimare che un'impresa su dieci possa essere interessata ad una crisi aziendale, proprio in conseguenza dell'espandersi del Coronavirus.

L'elogio della lentezza che la fa da padrone su numerose testate giornalistiche e social potrebbe, però, contrastare con quelle che sono le reali e contingenti esigenze delle imprese.

Se, da un lato, è bene osservare alcune norme di comportamento prudenziali che tendano a limitare l'emergenza, dall'altro occorre tenere bene a mente che le imprese italiane, in particolar modo le PMI, hanno bisogno di presidio costante e di apprendere modalità per fronteggiare anche una crisi che abbia radici non economiche.

Per usare una formula nota, c'è bisogno di cultura d'impresa.

Gli imprenditori hanno paura, ragionevolmente: così, bisognerebbe fare uno sforzo più grande di quelli che ci vedono ormai abituati, promuovendo l'applicazione piena delle misure del Codice della Crisi che prevedono l'osservanza di corrette prassi manageriali. Mi stupisce come molti ambienti professionali caldeggino le proroghe, in un momento in cui bisognerebbe mettere in campo una task-force che prenda gli aspetti più stimolanti del CCII e li trasformi in buone prassi, in consulenze di reale valore aggiunto, in controllo dei numeri, in formulazione di strategie adeguate ad attutire il colpo di questa crisi globale che, ormai inevitabilmente, ci coinvolge.

Noto che molte imprese stanno soffrendo soprattutto perché non sanno quali provvedimenti adottare e quali aree aziendali essi coinvolgano: ad esempio, le imprese che lavorano con parti correlate straniere, si trovano a ricevere richieste di implementare presidi sanitari in azienda e, pur di non compromettere ancor di più la situazione di affanno in cui navigano a vista, accettano questo tipo di "ricatti". Qualcuno ha fatto loro presente che esiste una normativa in tema di protezione dei dati personali, la quale prevede anche sanzioni penali? Tali sanzioni, saranno a loro volta prorogate?

O stiamo per scoperchiare il vaso di Pandora?

Penso che la Professione abbia uno scopo alto e che questo scopo vada perseguito soprattutto in fasi così concitate della vita economico-sociale. Gli strumenti per riuscirci ci sono tutti.

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