• Paolo Carone

Una seconda chance per gli adeguati assetti organizzativi


L'annunciato (e non ancora pubblicato) decreto "liquidità" prevede il differimento dell'entrata in vigore del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza al primo settembre 2021. Circa un anno di moratoria, in cui non sono coinvolte le modifiche operate dallo stesso Codice sul Codice Civile ed in particolare, per quanto qui diremo, la riforma dell'art. 2086.


Le previsioni dell'art. 2086, largamente commentate ma mai del tutto accettate e rispettate dalle imprese italiane, riguardano l'istituzione, per le società, di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili. La carenza di tali assetti si è manifestata con tutta la sua distorsiva potenza proprio in occasione dell'emergenza sanitaria che stiamo vivendo.


Le imprese più deboli sono entrate in crisi quasi immediatamente e non sono in grado di rispondere alle sfide della ripresa. Gli effetti economici del coronavirus sono stimati come devastanti su di un numero enorme di società. A nulla varranno i provvedimenti finanziari e fiscali, che per la cronaca sono solo modalità per rinviare i problemi ad un momento successivo, di recente emanazione governativa, se non accompagnati ed anzi sostenuti da una coscienza imprenditoriale focalizzata e, soprattutto organizzata.


Ecco che probabilmente verranno evidenziati tutti i limiti di una conduzione "a braccio" delle attività aziendali, della scarsità di pianificazione, dell'orizzonte strategico monco e nostalgico del passato.


Siamo di fronte ad una grande crisi e, chiaramente, da manuale, di fronte ad un'enorme opportunità: riqualificare l'impresa, pianificare il rilancio, studiare i modelli di business, fare rete, gestire il passaggio generazionale, comunicare la propria presenza...non sono più concetti astratti da multinazionale, ma rappresentano argomenti concreti e pressanti con cui confrontarsi.


Il tutto viene sintetizzato sotto l'egida dell'art. 2086 c.c., il quale, nella sua formulazione laconica consente innumerevoli variazioni sul tema, ma un'unica interpretazione: per reagire (consapevolmente) ad una crisi, occorre quantomeno essersi fatti le fatidiche domande: chi siamo? Dove andiamo? Cosa portiamo?


Possiamo affidarci al caso, o darci una seconda chance (oltre un anno di tempo, con il congelamento delle più gravi misure concorsuali e fallimentari) per riprendere in mano un discorso che si pensava essere filosofia per studenti di Harvard.

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