© 2023 Studio Emme della dott.ssa Mariangela Moretto p.i. 02435900747

  • Grey LinkedIn Icon
  • Grey Twitter Icon
  • Grey Facebook Icon
LOGO-NAZIONALE.png
Please reload

Post recenti

Partecipa alla nostra campagna professionale 2020!

November 18, 2019

1/2
Please reload

Post in evidenza

Riforma Rordorf: definizione delle c.d. "procedure di allerta".

February 9, 2018

*fonte: Il Fallimentarista, portale degli esperti in diritto concorsuale, edito da Giuffrè.

 

In data 22 dicembre 2017, la Commissione Rordorf ha licenziato le bozze di due decreti legislativi integranti l’attivazione della delega di cui alla L. n. 155/2017, redigendo il Codice della Crisi e dell’Insolvenza.

 

La principale novità prevista dalla legge delega è sicuramente costituita dall'introduzione nel nostro ordinamento degli istituiti di allerta e di composizione assistita della crisi. Tali misure derivano da precedenti già esistenti nella tradizione giuridica europea e  sono state riprese dall'Unione Europea, una prima volta nella Raccomandazione 2014/135/UE e successivamente nella Proposta di Direttiva 2016/359.

I pilastri comunitari della disciplina dell'insolvenza sono rappresentati dai concetti di "early warning" e "second chance".

 

Gli istituti di allerta e prevenzione sono trattati nel Titolo II del Codice della Crisi e dell’Insolvenza dall’art. 15 all’art. 28, mentre i requisiti per l’istituzione e la nomina dell’organismo di composizione della crisi sono contenuti nelle disposizioni attuative. 

 

Il Codice stabilisce che costituiscono strumenti di allerta gli oneri di segnalazione posti a carico dei soggetti qualificati unitamente agli obblighi organizzativi posti a carico dell’imprenditore, e finalizzati alla tempestiva rilevazione degli indizi di crisi, ed all'adozione delle misure idonee alla sua composizione.

 

Viene chiarito che costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di natura patrimoniale reddituale e finanziaria rilevabili attraverso appositi indici elaborati con cadenza triennale dal Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, e l’esistenza di significativi e reiterati ritardi nei pagamenti. Relativamente al ritardo nei pagamenti la norma prevede in particolare:

  • l’esistenza di debiti per salari e stipendi scaduti da almeno 60 giorni per un ammontare pari a ad oltre la metà del monte salari complessivo;

  • l’esistenza di debiti verso fornitori scaduti da almeno 120 giorni per un ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti;

  • il superamento nell'ultimo bilancio approvato, o comunque per oltre 3 mesi, degli indici elaborati dal Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili.

Con riferimento al giudizio di continuità sulle imprese in crisi, ferma restando l’utilità di determinare i tradizionali indici economici, finanziari e patrimoniali e di interpretarli in un’ottica globale, un indicatore fondamentale, molto utile e utilizzato nella prassi professionale, è rappresentato dal quoziente tra debiti finanziari netti e EBITDA. Infatti, l’EBITDA, al netto dell’imposizione fiscale, rappresenta una proxy della capacità della gestione corrente di generare flussi di cassa destinabili a soddisfare il servizio del debito e a finanziare gli investimenti di mantenimento. Quindi, un valore del quoziente troppo elevato rispetto alla media di settore sta a significare che l’impresa ha un debito finanziario eccessivo che, senza interventi di ristrutturazione, è difficilmente sostenibile (indicazioni finanziarie utili possono essere fornite anche dal Debt Service Cover Ratio che rappresenta il rapporto tra il flusso di cassa al lordo del debito e finanziamenti da rimborsare).

 

Il Codice stabilisce, altresì, precisi obblighi a carico degli organi di controllo societari e dei creditori pubblici qualificati di segnalare l’esistenza di fondati indizi della crisi.

 

In particolare il collegio sindacale, il revisore contabile, e la società di revisione - ove esistenti - devono verificare l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, la sussistenza dell’equilibrio economico finanziario, il prevedibile andamento della gestione e l’immediata segnalazione all'organo amministrativo dell’esistenza di fondati indizi di crisi. Detta segnalazione deve ovviamente essere motivata, ed inoltrata a mezzo di posta elettronica certificata con la fissazione di un termine non superiore a 30 giorni entro il quale l’organo amministrativo deve riferire in merito alle soluzioni individuate, ed alle iniziative intraprese. In caso di inerzia, o di risposta inadeguata da parte dell’organo amministrativo, gli organi di controllo informano senza indugio l’organismo di composizione della crisi, ed in tale caso sono esonerati dalla responsabilità solidale per le conseguenze pregiudizievoli delle omissioni o azioni poste in essere dall'organo gestorio che non siano diretta conseguenza di decisioni assunte in data antecedente la segnalazione.    

 

Come già accennato, precisi obblighi di segnalazione sono posti a carico di creditori pubblici qualificati. Più in particolare, l’agenzia delle entrate, l’Inps e l’agente della riscossione hanno l’obbligo di dare avviso al debitore, ed in caso di inerzia dello stesso, farne segnalazione all'Organismo di Composizione della Crisi, che la sua esposizione ha superato i seguenti limiti:

 

  • per l’agenzia delle entrate quando l’ammontare del debito scaduto per l’IVA risulti pari ad almeno la metà del totale dell’imposta dovuta per l’anno precedente e sia comunque superiore ad Euro 100.000;

  • per l’Inps quando il debitore è in ritardo di oltre 6 mesi nel versamento di contributi previdenziali di ammontare superiore alla metà di quelli dovuti per l’anno precedente e sia comunque superiore ad Euro 10.000;

  • per l’agente della riscossione, quando la sommatoria dei crediti affidati per la riscossione superi l’ammontare del 5% del volume di affari risultante dall'ultima dichiarazione fiscale del contribuente, purché superiore alla soglia di Euro 30.000 o comunque superi la soglia di Euro 500.000 ove si tratti esclusivamente di debiti per Iva.

 

L’obbligo di segnalazione a carico dell’agenzia delle entrate e dell’Inps è a pena di inefficacia del titolo di prelazione spettante sui crediti del quali sono titolari, mentre per quanto riguarda l’agente della riscossione è a pena di inopponibilità del credito per spese ed oneri di riscossione.

 

Nella seconda parte del percorso dedicato alla riforma, affronteremo il tema delle misure premiali scaturenti dalla corretta applicazione delle procedure di allerta.

 

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Seguici